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Educazione del cane – Comandare o meglio chiedere !?

Spesso e volentieri, quando ci si trova a voler interrompere un azione, lo facciamo con un secco NO! o comunque alzando il tono di voce in rapporto alla gravità dell’azione che vogliamo interrompere. Così facendo senza accorgerci, trasmettiamo inesorabilmente il nostro stato emotivo al cane, che nell’occasione riconoscerà molto di più il nostro atteggiamento che non la “richiesta fatta”.

Se pensiamo alla relazione con il cane e al rapporto che con lui vogliamo instaurare viene semplice pensare che se li basiamo, su “comandi perentori”, divieti e sgridate, andremo a minarle invece che a costruirle; è un po’ la differenza che ci può essere tra un “bravo maestro” e un “grande Generale”, i metodi assai diversi, potrebbero portare entrambi ad un buon risultato sulle capacità dell’individuo, ma sicuramente non sul tipo di rapporto che si sarà instaurato.

Da tempo sono convinto che per educare un cane si debba iniziare con l’educare noi stessi, mi hanno insegnato ad osservare il cane e le sue azioni e reazioni e da allora sono convinto che alla base di tutto vi sia la relazione con il nostro amico, una relazione che deve essere instaurata sulla fiducia e sulla collaborazione ecco perché preferisco chiamare “richieste” i comandi” e parlare di accreditamento invece che di Capo Branco e perché imparo e cerco di fare le mie richieste in modi e toni “neutri” che aiutino la comunicazione e la comprensione.

Da: Dritto Al Cuore del Tuo Cane di Angelo Vaira
. . . Personalmente non dico mai “no!” ai miei cani insegno a fare lo stesso: non ce n’è bisogno, suona come una minaccia e rovina il rapporto con il cane. Invece possiamo dirgli cosa vogliamo che faccia o al limite pronunciare un “ah ah” ad alta voce per interromperlo. L’importante è che dopo, a comportamento interrotto, non arrivi una punizione ma un premio perché è stato bravo a seguire il nostro invito.

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